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Giuseppina Amodei, Paolo Borzi, Maria Teresa Ciammaruconi, Corrado Calabrò,  Iole Chessa Olivares, Aldo Forbice, Stefania Lubrani, Luciano Luisi,  Dante Maffìa, Serena Maffìa,  Giuseppe Mannino, Pina Majone Mauro, Maria Grazia Maramotti, Olga Nigro Murolo, Maria Racioppi, Maria Luisa Spaziani, Mario Specchio

 

 

 

Gennaio

Dante Maffìa

LETTERINA AD ALICE

Chissà se posso paragonarti

alle nubi e ad altre cose vaganti,

so che mi fa crescere amarti,

so che detterai i nuovi canti.

 


Febbraio

Aldo Forbice

UONG

Sei arrivata silenziosa

vestita di un sorriso radioso

che illuminava quel tetro,

anonimo studio radiofonico.

Fremevi nella tua fragilità,

inquieta fingevi di ascoltare

e di capire stupefatta

di tante attenzioni.

I tuoi pungenti piccoli occhi

penetravano nervosi e perplessi.

Le tue orecchie si protendevano

per percepire suoni e segnali estranei

e forse ostili.

Come farti capire esile fanciulla di un pianeta

così diverso e lontano,

al di là delle parole tradotte e declamate?

Ho cercato di leggere nei tuoi occhi d’inchiostro

gli orrori della tua terra: i genitori straziati e uccisi,

i bambini torturati, le donne violentate,

i volti della fame, delle malattie, del dolore infinito,

inarrestabile.

Ho visto solo luce nel tuo volto di cera.

Hai anche sorriso quando ho parlato

della difficoltà di essere normale

in un mondo di mostri.

Il tuo sorriso come bandiera,

come speranza per sconfiggere

i demoni, sempre presenti.

Quei demoni che, in nome di un Dio

anche terreno, rinnovano eccidi e offese

sull’uomo.

Ancora oggi.


Novembre

Serena Maffìa

DONNA

Il primo giorno fui bambina

le mie radici più lunghe dei capelli

gli occhi di bragia e di miele, profana

presi l’alveare dalle mani di Dio e ne succhiai.

Le api mi baciarono premurose

ballai la danza dell’amore.

 

Il secondo giorno fui adolescente

lasciavo ingenuità nel letto al mattino

il sole mi scopriva il petto

le ginocchia agili precedevano il passo

fino a sera.

La radura musicava assoli per i licheni

aprivo il giardino dei problemi e

sedevo al dondolo della quercia secolare.

 

Il terzo giorno fui ragazza

con i capelli lunghi sulle spalle

sotto, i baci di ragazzi belli

che fremevano ai miei sguardi

unta d’acqua santa, bagnata d’olio d’oliva.

 

Il quarto giorno fui già donna

non amazzone, violetta al vento

regina con l’elmo, del regno di farina

e la forchetta lo scettro,

signora dell’altrui casa.

 

Il quinto giorno mi fu astioso

nella fortezza d’ASA temevo la fragilità della C

ma ero madre

e il Vesuvio avrebbe dovuto piangere

perché cedessi a un’altra la mia CASA.

 

Il sesto giorno le rose allattavano i gatti,

era uno sguardo di nonna

tenerezza schiudeva fra le dita

cospargevo il suolo di petali e

gioivo delle aiuole del mio prato.

 

 


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